Pubblicato il

La Dieta per la Vista

Dott.ssa Cinzia Ferraris

 

Un recente studio portoghese (Coimbra Eye Study, 2016) sostiene che la dieta mediterranea è in grado di ridurre di più di un terzo il rischio di degenerazione maculare in popolazione con più di 55 anni.
Il campione era composto da 883 soggetti con età superiore ai 55 anni, di cui la metà con diagnosi di degenerazione maculare in stadio precoce e 434 senza sviluppo della malattia. E’ stata condotta un’indagine alimentare tramite questionari, per valutare lo stile di vita e la dieta del campione in esame.
Il consumo di frutta è risultato significativamente maggiore nel gruppo senza degenerazione maculare rispetto al gruppo con degenerazione (54.5% vs 45.5%, p=0.029). I soggetti che consumavano 1 porzione di frutta al giorno hanno ottenuto una riduzione del 15% del rischio di degenerazione maculare senile; coloro che hanno raggiunto 2 porzioni di frutta al giorno, hanno riscontrato una diminuzione del 20%.
Una dieta in cui sia presente frutta, verdura, legumi, creali integrali, pesce, carni magre, quindi che rispecchi lo stile mediterraneo, aiuta a proteggere contro l’insorgenza di patologie degenerative legate all’età.

degenerazione maculare

 

Un altro dato interessante si riscontra nel consumo di caffè. Lo studio mette in evidenza come il consumo abituale di 1 caffè espresso al giorno possa portare a una minore probabilità di sviluppo della degenerazione maculare (45.1% vs 54.4%).

Sappiamo tutti, fin da piccoli, che le carote fanno bene alla vista, ma forse non molti sanno che esistono anche altri cibi che aiutano a proteggere gli occhi. La ricerca scientifica ha identificato una serie di nutrienti che hanno proprietà benefiche per gli occhi: antiossidanti, luteina, zeaxantina, acidi grassi omega 3, zinco, beta-carotene, vitamine C, D ed E.
Risulta quindi fondamentale inserire nella propria alimentazione alcuni alimenti considerati come salva-vista:

Frutta e verdura di colore giallo e arancione: Carote, zucca, patate dolci e meloni sono ricchi di beta-carotene. Peperoni gialli e arancioni, pesche sono ricchi di vitamina C e zeaxantina.

Gli agrumi: Ricchi di vitamina C, aiutano a combattere i radicali liberi e a riparare i danni cellulari.

Le verdure a foglia verde: Gli spinaci e il cavolo sono un’ottima fonte di luteina e zeaxantina, una sostanza protettiva delle cellule della macula che contribuisce a ridurre il rischio di contrarre la degenerazione maculare. Una porzione di cavolo riccio crudo apporta 26,5 mg di luteina, più molte altre vitamine. Gli spinaci sono notoriamente un concentrato di luteina, 20,4 mg a porzione. Cavoli verdi e rape ne contengono molto meno, circa 12 mg, comunque più dei broccoli o del mais. Si può ottenere il massimo dei nutrienti da queste verdure se vengono consumerete saltate in padella o crude in insalata, aggiungendo sempre del buon olio extravergine di oliva.

La soia e derivati: contengono amminoacidi essenziali, fitoestrogeni, vitamina E, nonché agenti anti-infiammatori che aiutano a mantenere gli occhi sani.

Le uova: contenenti cisteina, zolfo, lecitina e luteina, sono grandi alleate dei nostri occhi.

Il pesce: Gli acidi grassi essenziali contenuti nel pesce, definiti Omega 3, sono fondamentali per la vista. Salmone, tonno, trota selvatica e sardine contengono grandi quantità di acido docosaesaenoico (DHA).

La frutta secca: Mandorle e noci sono ricche di antiossidanti e vitamina E.

I frutti di bosco: mirtilli, more, lamponi, ribes sono utili a controllare la pressione sanguigna.

I broccoli: ad alto contenuto di vitamina C ed efficaci nell’azione detossinante.

Il the: verde, nero e di Oolong, validissimi per combattere la cataratta.

L’avocado: ricco di luteina ed efficace contro la cataratta.

Il Cioccolato fondente: Contiene flavonoidi in grado di mantenere sana la circolazione sanguigna degli occhi. A patto però che contenga almeno il 70% di cacao, niente sale o aromi. Il cioccolato è anche un prezioso alleato contro ipertensione e ipercolesterolemia.

Il vino rosso: che contiene alte dosi di resveratrolo, fattore protettivo della macula.

L’olio d’oliva: meglio se extravergine,  è risultato il  migliore tipo di grasso per condire le verdure poiché con una dose limitata “attiva” al meglio tutti i nutrienti ed antiossidanti contenuti negli ortaggi (luteina, licopene, betacarotene e zeaxantina, utili alla salute degli occhi) e consente al nostro organismo di trarre il massimo beneficio nutrizionale.

Vista e dieta

 

Fonti:
www.insiemeperlavista.com
www.medscape.com/viewarticle/870519?nlid=110203_3681&src=wnl_dne_161020_mscpedit&uac=144674SN&impID=1218678&faf=1


Vsb:t

Pubblicato il

Prevenire l’osteoporosi con alimentazione e sport

Attività fisica per prevenire l'osteoporosi

L’osteoporosi è una condizione che rende le ossa fragili a causa di una diminuzione di massa che deriva dalla riduzione di calcio e altri minerali che compongono il tessuto osseo. Secondo le statistiche ad esserne affetti sono una donna su tre e un uomo su dodici. In Italia si stima che a soffrire di questa forma patologica siano circa 3 milioni di persone.

Per evitare di trovarsi in età avanzata con uno scheletro estremamente debole ed esposto al rischio continuo di fratture anche gravi la prevenzione è fondamentale!

Le linee di condotta da seguire sono due: fare esercizio fisico e nutrirsi bene.

Spesso di tende a considerare (erroneamente) l’allenamento fisico utile solo a potenziare le masse muscolari, a ridurre i tessuti adiposi, a migliorare il fiato e la salute del sistema cardiocircolatorio. In realtà l’attività fisica regolare ha un impatto positivo anche sul tessuto osseo, che se sollecitato correttamente acquista una maggiore consistenza. Attività ottimali sono jogging, corsa leggera (anche sul tapis roulant) e in generale tutti gli sport aerobici che mettono in movimento con buona intensità le masse muscolari senza sottoporre a stress eccessivo le articolazioni.

Parallelamente, una sana alimentazione permette di fornire allo scheletro le sostanze – essenzialmente il calcio e altri sali minerali – fondamentali per mantenere la giusta compattezza del microreticolato che compone il tessuto osseo. Via libera ai cibi che contengono calcio, come broccoli, cavoli, mandorle, albicocche, latte e tutti i derivati caseari, da assumere nelle giuste quantità.

Un accorgimento: per rendere possibile l’assimilazione del calcio nelle ossa occorre la presenza della vitamina D, che viene assunta portando a tavola pesci grassi (come il pesce azzurro), il latte e i suoi derivati, uova e fegato. Perché la vitamina D possa svolgere la sua funzione bisogna anche esporsi al sole, con le dovute precauzioni. Ricordate, un po’ di abbronzatura in estate è un toccasana per le ossa.

Vsb:t

Pubblicato il

I probiotici: che cosa sono e a che cosa servono

Nelle pubblicità e sui siti di salute e alimentazione si sente un gran parlare di “probiotici”… Di cosa di tratta?

I probiotici sono microrganismi che, ingeriti in quantità adeguate, giungono attivi nell’intestino e svolgono funzioni benefiche per il nostro corpo. I probiotici aiutano l’intestino a funzionare correttamente e potenziano le nostre difese naturali contro germi e batteri.

Nel sistema digestivo sono presenti centinaia di organismi vitali: oltre 400 specie di batteri occupano il tratto gastrointestinale, costituendo un vero e proprio ecosistema. La loro efficienza è fondamentale sia per il funzionamento corretto dell’intestino sia per combattere le invasioni di germi patogeni e batteri.

I probiotici sono definibili come “batteri amici”, il loro stesso nome “probiotico” deriva dal greco e significa “a favore della vita”. La loro assunzione, per mezzo di alimenti e integratori che li contengono in quantità sufficientemente elevate, favorisce le funzioni di equilibrio fisiologico dell’organismo e sostiene la vitalità delle sue naturali difese.

Probiotici per la salute dell'intestino

Gli alimenti probiotici sono il risultato della fermentazione lattica: attraverso questo processo il lattosio si riduce e si formano glucosio, galattosio e acido lattico. Quest’ultimo esercita un’azione conservante per il prodotto, donandogli il caratteristico gusto lievemente acido e rinfrescante.

Presenti in commercio sotto forma di yogurt o latte fermentato, i probiotici sono in grado di rigenerare la flora batterica presente nell’intestino, aiutare l’assimilazione delle sostanze nutrienti e ridurre l’accumulo di quelle dannose, rafforzare il sistema immunitario, produrre sostanze antibiotiche naturali e regolare il colesterolo. Sono inoltre utili nei casi di diarrea, gonfiore, costipazione e flatulenza.

Generalmente sono due i gruppi di microrganismi impiegati per preparare gli alimenti e gli integratori con probiotici: bifidobatteri e batteri lattici.

Alcune delle specie di bifidobatteri maggiormente utilizzate sono Bifidobacterium Bifidum, Bifidobacterium Animalis, Bifidobacterium Longum e Bifidobacterium Lactis.

Tra le specie di batteri lattici più comunemente impiegate ricordiamo Lactobacillus Casei, Lactobacillus Bulgaricus, Lactobacillus Plantarum, Lactobacillus Acidophilus.

Ciascuno di questi microrganismi possiede caratteristiche ben specifiche. Gli integratori e gli alimenti che li contengono devono riportare sull’etichetta sia il nome completo del ceppo sia la quantità di probiotici vivi presenti nel prodotto. Perché i microrganismi vengano selezionati per essere utilizzati nei prodotti in commercio, devono essere fatti oggetto di rigorosi studi scientifici che ne comprovino la non dannosità per l’organismo, la resistenza ai succhi gastrici e ai sali biliari, la capacità di aderire alle pareti intestinali e di opporsi ai batteri patogeni già presenti.

I prodotti che contengono i cosiddetti batteri amici forniscono sostanze che eliminano i microbi e che inibiscono la produzione di tossine all’interno dell’intestino. Per esempio, il Bifidobacterium Bifidus rende ostile l’ambiente intestinale ai batteri dannosi poiché abbassa il pH dell’intestino per mezzo della produzione di acido lattico e acetico.

Probiotici in commercio

I probiotici sono poi in grado di sottrarre ai microbi dannosi sia il cibo di cui questi abitualmente si nutrono sia lo spazio vitale, in quanto aderiscono alle pareti intestinali, occupando lo spazio dove andrebbero a sistemarsi i germi patogeni qualora trovassero spazio libero.

Considerato che la microflora presente nel nostro intestino viene danneggiata sia dalla cattiva alimentazione che da fattori quali l’assunzione di farmaci chimici, le alterazioni dell’ambiente e lo stress, ecco che i probiotici costituiscono un elemento di grande utilità sul piano alimentare e risultano molto utili per tenersi in buona forma.

Stando al parere degli esperti, i probiotici devono ingeriti durante i pasti, a stomaco pieno: il cibo consente ai probiotici di attraversare indenni quelle zone dell’apparato digerente che risultano troppo acide e aggressive perché i loro principi attivi possano sopravvivere. Se assunti a stomaco vuoto, gli effetti possono essere controproducenti, perché tendono a incrementare i livelli di acidità gastrica.

Vsb:t

Pubblicato il

Semi di girasole, un aiuto per il cuore e per ridurre il rischio di tumori

Semi di girasole: benefici per la salute

I semi di girasole, così come altri semi oleosi ad esempio i semi di lino ed i semi di canapa, sono alimenti ricchi di nutrienti, veri e propri integratori naturali contenenti acidi grassi essenziali e vitamine.

Nonostante le loro piccole dimensioni, i semi di girasole rappresentano una fonte considerevole di vitamina E, che qui si trova in proporzioni più abbondanti che in qualsiasi altro tipo di frutta secca. La vitamina E agisce come potente antiossidante, con l’effetto di mantenere in perfetto stato di salute l’apparato cardiocircolatorio e ridurre il rischio di sviluppare tumori.

I semi di girasole forniscono anche un consistente apporto di acido folico – indispensabile durante la gravidanza – magnesio e altri sali minerali importanti nella dieta quotidiana. Proprio per questo i semi di girasole possono essere estremamente utili in un regime alimentare come integratori alimentari.

Alcuni studi rivelano che un consumo regolare di questo alimento permette di proteggere l’organismo contribuendo a mantenere il cuore e il sistema arterioso sani. Altre ricerche rilevano la cospicua presenza nei semi di girasole di acido clorogenico, che svolge un’azione antibatterica e antinfettiva rilevante, oltre ad avere un effetto antitumorale e antimutageno.

Semi di girasole ricchi di acido folico

Utilizzo dei semi di girasole

I semi di girasole possono avere numerosi usi a tavola. L’uso più noto riguarda l’olio di semi di girasole che si ricava industrialmente e viene usato prevalentemente per le fritture, ma questo non è il solo impiego in cucina.

I semi di girasole tostati e leggermente salati sono uno snack sano e un perfetto spuntino spezzafame, sia per gli adulti che per i bambini. Mordicchiare qualche seme di girasole mentre siete seduti davanti alla televisione, invece di ingozzarvi di patatine fritte, biscotti, pop corn o merendine, può essere un ottimo aiuto alla vostra salute.

Un altro modo per introdurre i semi di girasole nella dieta è di inserirli tra gli ingredienti del muesli, oppure aggiungerli ai pinoli e alle mandorle per la preparazione di condimento per la pasta originale. Da soli, i semi di girasoli sono un ingrediente interessante nelle insalate estive, alle zuppe e alle minestre di verdure ed è diffusa l’abitudine di utilizzarli come aggiunta nella preparazione casalinga del pane o di altri prodotti lievitati. Triturando i semi finemente, infine, si ottiene la farina di semi di girasole, ricca di ferro e utile nella preparazione di barrette energetiche e rimineralizzanti fai-da-te.

Semi di girasole in cucina: pane fatto in casa

Vsb:t

Pubblicato il

Rimedi naturali per l’indigestione alimentare

I problemi digestivi colpiscono molte persone, in tutto il mondo. In Italia si stima che almeno il 30% della popolazione accusi problemi di digestione.

In ambito medico il disturbo digestivo si definisce dispepsia, i cui sintomi tipici sono bruciori di stomaco, rigurgito acido, eruttazioni, flautolenza, alitosi, dolore alla parte alta dell’addome, gonfiore, nausea e vomito.

Se si escludono fattori di natura organica e funzionale, la maggior parte delle indigestioni si manifesta quando esageriamo a tavola. Questo avviene soprattutto in occasione di particolari ricorrenze, in primis le feste natalizie!

Problemi di digestione possono verificarsi anche in seguito al perpetuarsi di uno stile di vita sregolato e poco salutare, caratterizzato dal consumo di pasti veloci o di un unico grande pasto al giorno, nel quale ci si abbuffa pensando così di poter reggere a tutti gli impegni della giornata.

A favorire il manifestarsi dell’indigestione contribuiscono anche altri fattori, come l’eccessivo consumo di sigarette, alcolici, caffè, oltre a sovrappeso, obesità, vita sedentaria e intolleranza verso determinati alimenti.

Cosa fare in caso di indigestione? Per nostra fortuna, ancora una volta la natura ci viene incontro offrendoci molti rimedi a un’indigestione.

Camomilla per la buona digestione

Il rimedio “della nonna” per eccellenza, la camomilla, si rivela un potente alleato grazie alle sue proprietà rilassanti aiuta ad alleviare gli spasmi intestinali e il mal di stomaco.

Per preparare un buon decotto contro l’indigestione si consiglia si fare bollire in un litro di acqua, per un quarto d’ora, insieme a 25 gr di fiori di camomilla essiccati e di 25 gr di foglie di melissa sminuzzate. Dopo aver filtrato la bevanda con una tela leggera o un colino, bere due o tre tazze al giorno dell’infuso.

Validi aiuti per la digestione sono le piante con principi attivi amari (quali genziana, carciofo, achillea e zenzero) e quelle con principi attivi aromatici, come la menta piperita. Lo zenzero (o ginger) è facilmente reperibile nei supermercati sia fresco che in polvere e combatte la dispepsia contrastando il meteorismo ed il gonfiore intestinale. In caso di spasmi intestinali persistenti e nausea si può ricorrere all’olio di menta piperita, da assumere 2-3 volte al giorno sotto forma di capsule , lontano dai pasti.

Molto utili per ristabilire la corretta digestione dopo un’abbuffata risultano anche il decotto di tarassaco, la tisana alla malva e l’infuso al finocchio, che favoriscono la depurazione dell’organismo.

Vsb:t

Pubblicato il

Acrilammide: attenzione ai cibi bruciacchiati!

Quante volte vi è capitato di mangiare un toast o una bruschetta con il pane un po’ bruciacchiato oppure una pizza con i bordi anneriti dalla troppa cottura? Da oggi è meglio fare attenzione, perché durante il processo di cottura potrebbe essersi formata una sostanza nota con il nome di acrilammide che è dannosa per l’organismo.

Cibi abbrustoliti contengono acrilammide

Cos’è l’acrilammide?

L’acrilammide è una sostanza chimica che si sviluppa in alcuni prodotti alimentari durante la cottura ad alte temperature. Si sviluppa a partire da zuccheri e aminoacidi, che sono naturalmente presenti in molti cibi, in seguito ad un processo chimico chiamato “reazione di Maillard”, responsabile dell’ aspetto di abbrustolito che rende più gustosi alcuni alimenti.

I primi studi sulla tossicità di questa sostanza e sulle possibili conseguenze negative sulla salute risalgono al 2002, quando un gruppo di ricercatori dell’Università di Stoccolma (Svezia) ha scoperto che la sostanza può formarsi durante la cottura degli alimenti ad alte temperature. Da allora la scienza si è occupata a più riprese di indagare i meccanismi di formazione dell’acrilamide e le possibili conseguenze della sostanza per la salute. Studi sugli animali hanno dimostrato cche l’acrilammide e il suo metabolita, la glicidammide, sono sostanze genotossiche e cancerogene, cioè danneggiano il DNA e provocano il cancro. I risultati di studi effettuati sull’uomo forniscono prove limitate e discordanti di un maggior rischio di sviluppare il cancro (al rene, all’endometrio e alle ovaie) in associazione con l’esposizione alimentare all’acrilammide.

A giugno 2015 l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha emanato un parere scientifico dopo aver condotto un’accurata valutazione dei rischi per la salute pubblica, un aggiornamento di una precedente valutazione EFSA risalente al 2011. L’EFSA ha confermato le precedenti valutazioni secondo le quali l’acrilammide presente negli alimenti aumenterebbe potenzialmente il rischio di sviluppare il cancro nei consumatori di tutte le fasce d’età, soprattutto nei bambini che sono più esposti in base al peso corporeo ridotto.

Quando si forma l’acrilammide e quali sono gli alimenti a rischio?

Le condizioni per la formazione dell’acrilammide prevedono l’utilizzo di processi di cottura con temperature di almeno 120° C. Il problema si presenta nel caso di fritture, cotture al forno e alla griglia e lavorazioni industriali. I cibi più a rischio sono i prodotti a base di patate fritte o arrosto, il caffè, i biscotti, i cracker, i crostini di pane, i cereali, la frutta secca, le olive nere e le noci tostate e infine i diversi tipi di pane, sia croccante che morbido. L’acrilammide inoltre è presente nel fumo di tabacco.

Acrilammide: evitare la parte bruciata della pizza

Come evitare la presenza di acrilammide nei cibi?

Dato che gli ingredienti, le condizioni di conservazione e soprattutto la temperatura di cottura influenzano grandemente la formazione di acrilammide negli alimenti, la scelta del metodo di cottura diventa fondamentale per ridurre l’esposizione. Sconsigliata la frittura, da sostituire in toto con la cottura al forno a basse temperature. Per andare sul sicuro, però, è meglio prediligere la cottura in acqua bollente, a bagnomaria o al vapore, tecniche che non consentono la formazione di acrilammide. Per quanto riguarda i prodotti di panetteria, più il cibo appare tostato e colorito (tendente al marroncino) e più alte sono le percentuali di acrilammide che contiene.

Infine, per contrastare i possibili effetti negativi dell’acrilammide è fondamentale assumere la giusta quantità di verdura. Approfittiamo della stagione autunnale per portare in tavola broccoli, cavoli, cavolfiori e cavolini di Bruxelles! Queste varietà di ortaggi – detti crucifere – sono noti per le loro proprietà benefiche e antitumorali e secondo alcuni studi possiedono agenti in grado di neutralizzare le sostanze chimiche causa del cancro.

 

Vsb:t

Pubblicato il

iHealth regala una polizza sanitaria

GRATIS polizza sanitaria per 3 anni Acquista un prodotto iHealth ed avrai in regalo l’assicurazione sanitaria individuale RBM TuttoSalute online!

Acquista un prodotto iHealth su aDieta.it e avrai in regalo l’assicurazione sanitaria individuale “RBM TuttoSalute!online”.
RBM Salute è la più grande compagnia specializzata nell’assicurazione sanitaria in Italia, con oltre 4 milioni di assicurati.

La polizza si attiva all’apertura del prodotto, avrà durata di 3 anni e prevede la copertura delle spese relative a grandi interventi chirurgici, le principali prestazioni dentistiche (impianti, estrazioni, emergenza e prevenzione odontoiatrica…) e le visite specialistiche (cardiologia, oncologia, ortopedia, pediatria, ginecologia…) presso i Centri Autorizzati Previmedical presenti su tutto il territorio nazionale. Il tutto senza liste di attesa né costi aggiuntivi a carico dell’acquirente.
Per ulteriori informazioni e l’attivazione della polizza sanitaria, visita il sito www.tuttosalute.it.

In sintesi i vantaggi più significativi sono:
  • Visita dentale e pulizia dei denti gratuiti una volta all’anno per 3 anni
  • Sconti su prestazioni dentistiche
  • Rimborso da 15 a 35 Euro al giorno in caso di grandi interventi
  • Altre agevolazioni per pazienti affetti da sindrome metabolica
In pratica, solo con la prima vista dentale si ripaga il costo del dispositivo iHEALTH !!
Offerta valita per un periodo di tempo limitato: Cogli al volo l’occasione!


Vsb:t

Pubblicato il

Cottura al microonde: sfatiamo i falsi miti

Il forno a microonde rappresenta una soluzione rapida e comodissima per la cottura di molte pietanze o il riscaldamento rapido dei cibi. Chi lo utilizza per decongelare i surgelati poi sa bene quanto tempo riesce a risparmiare: in condizioni normali certi alimenti surgelati lasciati a scongelarsi naturalmente richiedono anche parecchie ore.

È sicuro o pone dei rischi alla salute?

C’è chi crede che il suo uso possa contaminare gli alimenti con radiazioni o distruggere la struttura delle sostanze presenti nei cibi rendendoli tossici.

Studi recenti non hanno rilevato contaminazioni negli alimenti dopo che sono stati riscaldati mediante il microonde. Al contrario, il forno a microonde non altera – se non in modo minimo – le vitamine contenute nei cibi a differenza di qualsiasi altro metodo di cottura, mantenendo quasi intatto il loro apporto nutrizionale. Per esempio gli spinaci quando vengono cotti con il microonde mantengono inalterato il contenuto di folati, che invece vengono deteriorati del 77% se cucinati utilizzando un forno tradizionale.

Insomma, le ragioni per cui temere la cottura a microonde sono in larga parte fugate.

Cottura al microonde è sicura

Vsb:t

Pubblicato il

Abbronzatura e raggi UV, perché è importante proteggerci

Quando si parla di esposizione al sole e abbronzatura, tutti sanno che è indispensabile utilizzare i giusti prodotti per difenderci dai raggi solari dannosi alla nostra pelle. Non sempre però si hanno le idee chiare sull’argomento… Cosa sono esattamente raggi ultravioletti, raggi UV-A, raggi UV-B e raggi infrarossi? E perché dobbiamo proteggerci dalla loro azione?

Il Sole emette radiazioni che raggiungono la Terra. Le radiazioni che arrivano sul nostro pianeta si suddividono in

  • 30% di radiazioni solari visibili perché sotto forma di luce
  • 3% in raggi ultravioletti
  • 67% in raggi infrarossi

I raggi ultravioletti (o raggi UV, dove UV sta per ‘ultraviolet’, ovvero ‘ultravioletto’) sono arbitrariamente suddivisi in tre categorie: raggi UV-A, raggi UV-B e raggi UV-C. I raggi UV-C non sono in grado di penetrare l’atmosfera che circonda la Terra, mentre i raggi UV-A e UV-B riescono a infiltrarsi attraverso gli strati atmosferici e portano con sé le radiazioni che permettono alla nostra pelle di cambiare colore.

Protezione solare

Il cambiamento di colore è dovuto alla loro azione a livello del derma, dove i raggi UV-A e UV-B provocano una maggiore produzione di melanina, il pigmento bruno-nerastro presente, in forma di granuli, nel nostro organismo nell’epidermide, nei capelli, nei peli e nell’iride dell’occhio. In pratica, il colore della pelle dell’uomo è dovuto proprio alla melanina: più alto è il suo valore e più la pelle è scura. Di contro la mancanza congenita di melanina determina il fenomeno dell’albinismo, in cui la pigmentazione di pelle, capelli, peli e iridi risulta chiarissima.

L’esposizione ai raggi UV, quindi, provoca una maggiore produzione di melanina e la conseguente abbronzatura.

Vediamo nello specifico cosa succede quando la nostra pelle è colpita dai diversi raggi solari.

  • I raggi UV-A giungono fino al derma, lo strato profondo e più compatto collocato sotto l’epidermide e costituito da tessuto connettivo, causando il deterioramento di collagene, elastina e capillari. È a causa loro che avviene il fenomeno di invecchiamento della pelle dovuto all’esposizione solare, con conseguente riduzione dell’elasticità della pelle e comparsa di rughe.
  • I raggi UV-B sono meno invasivi dei raggi UV-A poiché svolgono la loro azione soltanto sulla superficie dell’epidermide, lo strato più superficiale della pelle. Tuttavia i raggi UV-B hanno la capacità di penetrare nel nucleo delle cellule epidermiche e , addirittura, alterare il DNA dando origine a formazioni tumorali quali neoplasie e melanomi.
  • I raggi infrarossi sono radiazioni elettromagnetiche e il loro effetto sull’organismo è la cosiddetta vasodilatazione cutanea: il calibro dei vasi sanguigni aumenta e dà luogo a varie patologie, sia cutanee (es, couperose) che vascolari.

Ecco perché è importante prendere le dovute precauzioni prima di esporsi al sole per ottenere la tanto desiderata tintarella.

Proteggere i bambini dai raggi solari

Le creme e gli oli solari vengono in nostro aiuto grazie ai due diversi tipi di filtri – fisici e chimici – che contengono.

I filtri fisici contengono sostanze che agiscono da “specchio”, riflettendo e disperdendo tutte le radiazioni contenute nei raggi solari, senza distinzioni. In genere, le creme con fattore di protezione più basso contengono solo filtri solari fisici, perciò è necessario spalmarsi la crema spesso e in dosi abbondanti, per avere una protezione ottimale.

I filtri chimici, invece, agiscono grazie alle molecole al loro interno, che invece di respingere i raggi assorbono l’energia delle radiazioni solari e la restituiscono in parte, sotto forma di calore. Ognuna di queste molecole assorbe una specifica lunghezza d’onda, quindi è attiva contro i raggi UV-A o UV-B). Per una copertura completa dell’intero spettro solare è bene scegliere una crema che associ più filtri chimici, garantendo un’azione combinata.

Filtri solari chimici e fisici

Vsb:t

Pubblicato il

Pomodori a volontà contro tumori, ictus e infarti

Con l’estate l’alimentazione si arricchisce di tutte le verdure che la bella stagione ci offre, primi tra tutti i pomodori! Ortaggi molto amati e principi della cucina italiana, i pomodori sono poveri di calorie (solo 17 kcal per 100 g) e sono ricchi di sostanze antiossidanti importanti per la salute, come il licopene che aiuta a contrastare i tumori e le malattie all’apparato cardiocircolatorio.

Il licopene è una sostanza antiossidante tra le più importanti presenti in natura, appartiene al gruppo dei carotenoidi e ha la capacità di arrestare l’ossidazione dei lipidi e in questo modo limitare il rischio di malattie cardiovascolari, come infarti e ictus. Inoltre è dimostrata scientificamente la sua proprietà di contrastare l’insorgenza del tumore alla prostata.

Pomodori ricchi di licopene

Mangiare pomodori è un ottimo modo per assumere licopene in buona quantità, ma solo a condizione di consumarlo previa cottura. E in grandi, grandissime quantità!

Una ricerca presentata qualche anno fa al Mediterranean Cardiology Meeting di Taormina ha rivelato infatti che la dose ottimale di pomodori da consumare quotidianamente corrisponderebbe a 1 kg, sicuramente una quantità eccessiva per qualsiasi dieta regolare! L’alternativa? Il concentrato di pomodoro: secondo lo studio, basta mangiarne 100 grammi al giorno per avvalersi di tutti i benefici del licopene contenuto nel pomodoro. Sicuramente anche 100 grammi di concentrato di pomodoro non sono pochi (corrispondono a circa un tubetto) ma vale la pena di introdurre dosi massicce di pomodoro cotto nel nostro regime alimentare, dato che questo permette di ridurre i problemi cardiovascolari fino al 30%.

Licopene contenuto nei pomodori fa bene al cuore

Perché il pomodoro cotto presenta più licopene?

L’azione antiossidante del licopene è limitata dalla bassa biodisponibilità, cioè dalla difficoltà di assorbimento a livello intestinaledopo l’introduzione. Il licopene ha però una particolarità: a differenza di altri antiossidanti che temono il calore, la cottura dell’alimento aumenta la biodisponibilità. Ecco perché la passata di pomodoro o il concentrato sono da preferire al pomodoro crudo. Inoltre, l’ aggiunta di un poco di olio extravergine d’oliva alla salsa di pomodoro aumenta la concentrazione e l’assorbimento del licopene rispetto al consumo del pomodoro da solo. Ottima notizia, visto il largo uso combinato dei due ingredienti nella cucina italiana!

Per finire, una curiosità: il colore rosso acceso dei pomodori maturi è dovuto proprio al licopene, che è responsabile anche dei pigmenti gialli e rossi presenti nell’albicocca, nel pompelmo rosa, nel cocomero, nell’uva e nella papaia.

Vsb:t