L’Epicondilite Omerale

epicondilite Conosciuta più comunemente come gomito del tennista viene riferita normalmente ad una sindrome dolorosa che si può localizzare all'epicondilo laterale con l'interessamento dei tendini dei muscoli estensori del polso e della mano in genere a livello della loro inserzione prossimale. Si tratta di una patologia degenerativa di tipo infiammatorio che per la maggior parte dei casi presenta una sintomatologia modesta soprattutto nelle fasi iniziali tanto da essere sottovalutata, mentre le difficoltà terapeutiche e una costante ripetitività delle recidive richiedono una rigorosa valutazione clinica e diagnostica.

epicondilite Conosciuta più comunemente come gomito del tennista viene riferita normalmente ad una sindrome dolorosa che si può localizzare all’epicondilo laterale con l’interessamento dei tendini dei muscoli estensori del polso e della mano in genere a livello della loro inserzione prossimale. Si tratta di una patologia degenerativa di tipo infiammatorio che per la maggior parte dei casi presenta una sintomatologia modesta soprattutto nelle fasi iniziali tanto da essere sottovalutata, mentre le difficoltà terapeutiche e una costante ripetitività delle recidive richiedono una rigorosa valutazione clinica e diagnostica.

Nelle varie forme in cui si presenta, rientra nelle generiche categorie delle patologie da azione meccanica, in genere di carattere esterno, che agiscono sull’ inserzione dei tendini. Solitamente la causa scatenante può essere dovuta ad un singolo trauma o a una sequenza ripetuta di molteplici micro-traumi.

Un fattore che certamente facilita, da un punto di vista esterno, questa infiammazione è generata da sovraccarichi funzionali soprattutto se associati a limitazioni di estensibilità o di capacità di contrarsi dei muscoli dell’avambraccio. Anche la predisposizione individuale come fattore causale delle patologie dei tendini ha la sua importanza, infatti stessi fattori meccanici non generano gli stessi quadri patologici su soggetti differenti in quanto per ognuno di essi si modifica il substrato anatomico e metabolico sui quali agisce la causa patogena, realizzando diverse reazioni e conseguentemente le manifestazioni cliniche derivanti.

Tra i più importanti fattori esterni che possono interagire nella determinazione dell’ epicondilite ritroviamo ad esempio il livello di preparazione tecnica del soggetto; normalmente è più riscontrabile in atleti di basso livello o giocatori occasionali di tennis rispetto ai professionisti che malgrado impegnino molte ore di allenamento giornaliero, realizzano movimenti tecnici corretti che equilibrano l’azione di muscoli agonisti ed antagonisti.

Allo stesso modo un utilizzo di strumenti inadeguati , come racchette molto rigide, condiziona la resistenza del tessuto muscolo tendineo allo stimolo funzionale portato. Altro fattore importante riguarda le misure del manico della racchetta in quanto malgrado un manico con diametro ridotto possa favorire un miglior controllo del gioco esso comporta tuttavia un incremento di carico di forza sui muscoli dell’avambraccio derivante da una costante contrazione isometrica a carico degli stessi.

Non perdiamo di vista anche la modalità di impugnatura della racchetta che condiziona i movimenti di flesso estensione del polso determinando conseguentemente il grado di sovraccarico funzionale a carico dei tendini che si inseriscono a livello del gomito.

In genere la fascia di età più interessata da questa patologia è quella dell’adulto maturo, cioè uomini e donne dai 30 ai 50 anni , e compare più facilmente tra i dilettanti che tra i professionisti ,più diffusa certamente tra i giocatori di tennis e tra quelli di golf, tra gli schermitori e nelle diverse specialità dei lanci dell’atletica leggera.

epicondilite Tuttavia può interessare anche soggetti che non praticano sport, come le casalinghe, carpentieri, dattilografe e molti altri soggetti nella quale professione è richiesta un uso prolungato e ripetuto dei muscoli estensori del polso e della mano e che eseguono continui movimenti di prono supinazione.

Normalmente si caratterizza con dolore sul gomito che potrebbe riflettersi ai muscoli dell’avambraccio incrementandosi ad ogni estensione di polso e mano. Inizialmente il dolore si presenta quando si eseguono i movimenti o si carica con un peso l’arto interessato ma in seguito si protrae per tutte le azioni comuni svolte giornalmente con la presenza di dolore acuto e intenso a livello dell’inserzione osteotendinea epicondiloidea dei muscoli dell’avambraccio.

Nelle fasi più acute di dolore si ricorre efficacemente all’ utilizzo dei classici antinfiammatori non steroidei (unguenti, gel, cerotti ecc.ecc.) associati anche da impacchi di ghiaccio per un periodo rilevante durante il quale ovviamente è opportuno interrompere l’attività sportiva specifica cercando di evitare anche gli abituali movimenti che coinvolgano i muscoli dell’avambraccio.

Fisioterapia mirata e laserterapia sono consigliabili soprattutto nei casi i cui il dolore vada ad interessare anche i muscoli dell’avambraccio ed è molto importante che la ripresa dell’attività sportiva avvenga solo dopo un periodo di ricondizionamento atletico programmando esercitazioni di forza con contrazioni isometriche ed isotoniche che coinvolgano i muscoli dell’avambraccio anche attraverso l’impiego di strumenti quali il fit hill che riporta in maniera progressiva i gruppi muscolari ad un progressivo recupero frazionato, alternando anche esercizi di allungamento.

Si ridurranno in questo modo i rischi di recidive che invece si ripresenteranno nel caso in cui gli atleti non avvertendo più dolore riprendano a giocare senza seguire una corretta programmazione terapeutica. Solo una bassissima percentuale, imputabile ad un 5% dei soggetti interessati da questa patologia, vedono quest’ultima diventare cronica e a questo punto e solo come ultima possibilità si può prendere in considerazione la terapia chirurgica.

MARCIANO MASSIMO
Personal & Fitness Trainer
M.tro Pilates e Fitness (CSEN – CONI)
Operatore Massaggio Tecnico Sportivo
Coordinatore corsi CSEN Milano

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