La dieta dissociata – Caratteristiche e validità

Tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta un certo senso di spaesamento di fronte al vasto mondo delle diete alimentari. Le opzioni sono infinite e sembrano spuntarne di nuove ogni settimana.

Decidere di seguire una dieta dimagrante è una decisione che non va presa alla leggera, soprattutto se i chili da perdere sono un po’. Un’ alimentazione errata – se prolungata nel tempo – può causare danni alla nostra salute. Per questo motivo è meglio chiedere consiglio a un professionista prima di entusiasmarci per l’ultima miracolosa dieta delle star letta su una rivista…!

Per soddisfare la vostra curiosità abbiamo deciso di dedicare un po’ di tempo alla scoperta delle diete più note e dei relativi vantaggi/svantaggi. Cominciamo con la Dieta Dissociata.

La Dieta Dissociata ha una storia che inizia nei primi decenni del ventesimo secolo con William Howard Hay, che nel 1911 rese noti i risultati delle sue ricerche sul metabolismo, rilevando che l’ingestione contemporanea di sostanze alimentari differenti compromette l’efficacia della digestione perchè rilascia nell’organismo dei prodotti del metabolismo che non vengono smaltiti. Questi, oltre a portare all’aumento di peso, possono compromettere anche lo stato generale di salute dell’organismo. Nel 1951 Herbert Shelton aggiunse nuove evidenze alla validità dei risultati di Hay, alla luce di scoperte scientifiche sul ruolo degli enzimi nei processi digestivi.

i principi della dieta dissociata

Alla base della dieta dissociata c’è questa l’osservazione: nello stomaco la digestione delle proteine richiede un ambiente fortemente acido, mentre per i carboidrati è necessario un ambiente più alcalino. Assumendo insieme carboidrati e proteine lo stomaco non sarebbe in grado di creare le condizioni adatte alla metabolizzazione delle differenti sostanze, compromettendo il corretto svolgimento del processo digestivo.

Il principio della dieta dissociata consiste quindi nel distinguere l’assunzione degli alimenti, in modo da evitare di mangiare contemporaneamente cibi incompatibili. Attualmente ci sono numerose varianti di questo approccio dietetico, distinte per lo più in base alle differenti interazioni negative attribuite alle sostanze alimentari e alle modalità di assunzione.

In generale, ci sono alcune regole comuni a tutte le forme di dieta dissociata come il fatto che non si debbano mangiare all’interno dello stesso pasto proteine e carboidrati; le proteine, al contrario, dovrebbero essere associate quanto più possibile alle verdure.

La frutta non dovrebbe mai essere consumata al termine dei pasti, ma solo a stomaco vuoto, per evitare fermentazioni che ostacolano il corretto metabolismo generale. Inoltre è conveniente ridurre al minimo l’assunzione di zuccheri e derivati dal latte. Per quanto riguarda i farinacei è sempre consigliabile preferire i prodotti a base di farina integrale.

L’intervallo di tempo che deve separare pasti con alimenti diversi non dovrebbe mai essere inferiore alle 4 ore. In una variante più estrema – la cosiddetta dieta dissociata di Antoine elaborata nel 1968 – è lecito consumare solo un tipo di alimento al giorno: per esempio il lunedì solamente pesce, il martedì verdure, il mercoledì latticini e così via.

Oggi le prove scientifiche della validità della dieta dissociata sono alquanto controverse: la maggior parte degli alimenti esistenti in natura, infatti, contiene combinazioni di sostanze diverse che lo stomaco umano è in grado di trattare contemporaneamente. Per esempio i legumi sono composti sia da carboidrati (zuccheri e amidi) che da proteine e fibre.

Un’ulteriore fonte di critiche rivolte alla dieta dissociata arriva dalla considerazione degli aspetti percettivi e psicologici associati alla dieta. La separazione delle varie componenti alimentari in pasti separati produce un’accelerazione del processo digestivo, che scatena in modo più forte e insistente la sensazione di fame. Soprattutto nelle persone più golose questo può diventare uno stimolo irresistibile a rompere il rigore dietetico, pregiudicando così il regime nutrizionale e quindi il raggiungimento degli obiettivi. Metodi dimagranti alternativi invece tendono a fornire pasti che producano un protratto senso di sazietà senza aumentare il quantitativo di calorie.

 

 

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