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Ortoressia: un nuovo disturbo del comportamento alimentare


Dopo anoressia e bulimia, ecco l’ortoressia:  un disturbo del comportamento alimentare che viene dalla Gran Bretagna. È una patologia descritta per la prima volta da Steve Bratman nel 1997, dietologo che si autodefinisce "ex-ortoressico", ma non ancora ufficialmente riconosciuta in ambito psichiatrico.

 
 LA NOTIZIA

Dal punto di vista dietologico e nutrizionale, l’estate del 2009 sarà ricordata per il segnale d’allarme lanciato dal National Health Service (il Ministero della salute del governo inglese) che subito dopo Ferragosto ha reso noti i preoccupanti risultati di un’indagine sociologica sull’aumento dei casi segnalati di ortoressia, un disturbo del comportamento alimentare, riscontrati sul territorio della Gran Bretagna.

ANORESSIA, BULIMIA, ORTORESSIA
 
Prima di inoltrarci nel discorso, ricordiamo per sommi capi le caratteristiche degli altri due disturbi del comportamento alimentare che da qualche decennio interessano in misura crescente diversi strati sociali.
L’anoressia è una patologia che consiste nel rifiuto di nutrirsi per paura di aumentare di peso; la bulimia è invece la propensione a un grande disordine alimentare (iperalimentazione seguita da rifiuto anche fisico del cibo).
L’ortoressia è, in estrema sintesi, l’ossessione di mangiare soltanto cibi rigorosamente sani, assolutamente incapaci di nuocere in alcun modo a chi li ingerisce. Il nome di questa patologia, infatti, deriva dal greco orthos (giusto) e orexis (appetito).  Rispetto alle più conosciute e diffuse anoressia e bulimia, l’ortoressia differisce nei comportamenti che induce: nell’anoressia e nella bulimia chi ne soffre concentra la propria attenzione sulla quantità del cibo; nell’ortoressia sulla sua qualità: quello che mangio è sano o è inquinato da sostanze tossiche? Quali probabilità ho di danneggiare il mio fisico ingerendo sostanze dannose all’organismo? Gli utensili che uso per cucinare sono igienicamente perfetti o possono trasmettermi malattie? Queste sembrano essere le domande che più si pone chi è malato di ortoressia. E per chi soffre di questa patologia le assicurazioni che il cibo sia biologico, biodinamico, sterile, igienicamente impeccabile paiono essere del tutto insufficienti. Questo dato è suffragato dal fatto che è altissimo il numero di sofferenti di ortoressia fra i vegetariani, i vegani  (i cosiddetti “vegetariani integralisti”, che non consumano né latte né uova né altri prodotti animali), le classi sociali a più alto tasso di istruzione quindi più informate, i consumatori abituali di prodotti biologici e biodinamici.

ORTORESSIA E MATERNITA’

Un caso particolare riguarda il ruolo delle mamme sofferenti di ortoressia. Si sono verificati casi, e il numero pare in aumento, di puerpere che si rifiutano di allattare al seno la propria prole o di somministrarle latte in polvere perché convinte della tossicità di questi alimenti. E la motivazione non viene meno durante lo svezzamento e nei mesi successivi, anzi. Si assiste quindi al paradosso di una madre che, per eccesso di protezione nei confronti del figlio, ne mette a repentaglio la sopravvivenza non nutrendolo a sufficienza o non nutrendolo affatto. In questi casi, la pur dolorosa sottrazione del piccolo alla madre sembra essere l’unica soluzione possibile.

CONSEGUENZA ESTREMA DI UNA MODA?

Ma pur senza arrivare a casi estremi come il tentato infanticidio, la progressiva diffusione dell’ortoressia  sta dimostrando tutta la sua gravità. Secondo alcuni sociologi inglesi, la rapida crescita del numero dei sofferenti di questo disturbo del comportamento alimentare (che non a caso pare coinvolgere maggiormente pazienti di  sesso femminile) si può spiegare con una distorsione del processo imitativo. Dimostrare interesse per un’alimentazione sana ed equilibrata è oggi considerato decisamente “di moda”: estremizzare questo comportamento fino ai suoi massimi livelli è quindi, almeno in parte, giustificabile con il voler dimostrare la propria eccellenza e la propria coerenza. Rimane il fatto dei rischi che l’ortoressia può indurre sia a livello individuale, sia a livello sociale.

I PRIMI PROVVEDIMENTI

Sempre secondo gli stessi sociologi, quella fonte di informazioni pressoché infinita costituita dal Web può aver svolto un ruolo importante nell’incremento dei casi di ortoressia in Gran Bretagna. La possibilità di incamerare una quantità di dati in maniera incontrollata può aver contribuito - indirettamente - a creare negli individui opinioni distorte o addirittura false sulla qualità dei cibi destinati all’alimentazione nostra e delle nostre famiglie.
La supposta dannosità dei prodotti coadiuvanti in agricoltura, la teorizzata (da alcuni) tossicità delle leghe metalliche utilizzate nella produzione di pentolame, l’abuso di materie plastiche nella conservazione dei cibi, la potenziale pericolosità dei forni a micro-onde, i danni non solo organolettici provocati dalla surgelazione sono argomenti trattati in centinaia di siti Web di libero accesso a chiunque. Ora, il Governo inglese ha deciso di organizzare nei prossimi mesi una campagna di informazione che proprio attraverso un sito Web dedicato dovrebbe divulgare una serie di informazioni tranquillizzanti per la popolazione inglese, con l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di sofferenti di ortoressia prima che questo disturbo del comportamento  alimentare possa radicarsi ulteriormente e diffondersi anche ad altri Paesi europei.

IN ITALIA

In Italia, per ora, di ortoressia si parla poco, a dimostrazione che il fenomeno - pur esistente - è ancora marginale. Dichiarazioni tranquillizzanti in questo senso sono state rilasciate da funzionari del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che hanno confermato la propria attenzione in merito.

LA NOSTRA OPINIONE

Quanto sia importante una giusta alimentazione per vivere in forma non è argomento da poter essere messo in discussione. Ma altrettanto vero è che l’esercizio fisico, anche praticato comodamente a casa vostra con attrezzi per Home Fitness, è garanzia di benessere e di alta qualità della vita.

La redazione di Adieta.it

AVVERTENZA: Questo sito ha carattere di divulgazione culturale e informativa, necessariamente generale. Le informazioni contenute, pur basate sugli studi scientifici citati, non sostituiscono il consulto personalizzato del professionista pratico, dietologo o medico. Il lettore non è autorizzato a considerare gli articoli qui contenuti come consulti medici, né a prenderli a pretesto per curarsi da sé.
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